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Esiste la pesca sostenibile? Ecco cosa ho imparato grazie al documentario Seaspiracy

L’80% delle forme di vita sono negli oceani. Nel documentario Seaspiracy cetacei spiaggiati con buste nello stomaco, seguite gli hashtag #deadDolphin #deadwhale e ne vedrete di tutti i colori. Immagini e video solo per i duri di cuore 🙁

Manteniamo vivi gli oceani proteggendo i delfini e le balene

I delfini e le balene mentre riemergono per respirare concimano il phytoplankton, delle micro alghe che assorbono quantità di anidride carbonica annue pari a 4 volte quella della foresta amazzonica e generano l’85% dell’ossigeno che respiriamo.

Proteggere i delfini e le balene è essenziale per la salute degli oceani e, di conseguenza, per la sopravvivenza dell’intero pianeta. Ecco perché:

  1. Ruolo nel ciclo del carbonio: i delfini e le balene, riemergendo per respirare, facilitano la circolazione dei nutrienti nelle acque marine, il che favorisce la crescita del fitoplancton. Queste micro alghe marine sono fondamentali perché assorbono enormi quantità di anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera. È stato stimato che il fitoplancton assorbe circa quattro volte la quantità di CO2 assorbita dalla foresta amazzonica.
  2. Produzione di ossigeno: il fitoplancton produce una quantità significativa dell’ossigeno che respiriamo, contribuendo fino all’85% dell’ossigeno atmosferico. Proteggere gli organismi marini che supportano il fitoplancton, come delfini e balene, è quindi cruciale per mantenere livelli adeguati di ossigeno nell’atmosfera.
  3. Impatto delle microplastiche: la plastica è diventata un grave problema per gli oceani, con enormi accumuli di rifiuti come la Great Pacific Garbage Patch. Le microplastiche, derivanti dalla degradazione di oggetti plastici più grandi, si infiltrano nelle catene alimentari marine, avvelenando le creature marine e trasformando il loro cibo in sostanze tossiche. Questo inquinamento non solo minaccia la fauna marina, ma può avere effetti devastanti sugli ecosistemi oceanici e sulla salute umana attraverso la bioaccumulazione di tossine.

Proteggere delfini e balene non è solo una questione di conservazione delle specie, ma è fondamentale per mantenere l’equilibrio ecologico degli oceani, che a sua volta è vitale per la nostra stessa sopravvivenza.

Proteggere i delfini e le balene vuol dire proteggere il pianeta! Se muoiono i delfini e le balene muore l’oceano e se muore l’oceano moriremo anche noi!!!

La truffa Dolphine Safe e la caccia ai delfini di Taiji

Lo sapevate che la caccia alle balene è vietata dal 1986 ma molti Paesi raggirano la legge? Il Giappone ne è l’esempio eclatante ma non è l’unico!  

Un delfino vivo ha un valore inestimabile, con prezzi che superano i 100.000 dollari nel mercato degli acquari. Tuttavia, in cattività, i delfini non possono esprimere la loro vera natura e sono costretti a comportamenti innaturali. L’industria baleniera mira a catturarli vivi per rivenderli agli acquari, profitto a scapito della loro libertà.

Nella baia di Taiji, l’industria baleniera opera ancora indisturbata. Ogni anno, oltre 700 delfini e cetacei vengono spinti in una cala per essere brutalmente massacrati. I visitatori di Taiji vengono costantemente sorvegliati e filmati, il che evidenzia il desiderio di mantenere queste pratiche nascoste.

La maggior parte dei delfini viene uccisa perché considerata una specie infestante che mangia troppi pesci. Questa convinzione è alimentata dalla pesca intensiva: i pescatori credono che eliminando i delfini, aumenteranno le riserve di pesce. Per ogni delfino risparmiato, altri dodici vengono uccisi, una tragica conseguenza di una gestione insostenibile delle risorse marine.

Uno dei porti più grandi del tonno

Vicino a Taiji Katsuura c’è un porto legato all’industria del tonno, il pesce più costoso del pianeta. I tonni, considerati i “ghepardi dell’oceano” per il loro sangue caldo e la velocità superiore a quella di una Ferrari, sono ora meno del 3% della popolazione originale.

I delfini diventano il capro espiatorio per la pesca industriale del tonno, con i pescatori che li uccidono per giustificare la diminuzione delle riserve di pesce. La Mitsubishi controlla il 40% del mercato del tonno, con la sede centrale in Giappone.

Non c’è solo il tonno al centro di questa crisi, ma anche gli squali, ai quali vengono tagliate le pinne per un’industria da miliardi di dollari spesso gestita dalla mafia.

Le pinne vengono esportate in Asia, soprattutto in Cina, per la famosa zuppa di pinne di squalo, uno status symbol senza valore nutrizionale né sapore, che può costare fino a 100 dollari a porzione.

Impatto di questa industria sugli oceani

Hong Kong è la capitale delle pinne di squalo, con pinne vendute ovunque nelle strade della città. Gli squali sono fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi oceanici e delle barriere coralline. Senza di loro, gli oceani rischiano di trasformarsi in paludi, con gravi conseguenze per la biodiversità marina.

La pesca intensiva del tonno minaccia non solo la specie stessa, ma anche l’equilibrio degli ecosistemi marini. La diminuzione dei tonni influisce su tutta la catena alimentare marina.

Gli squali sono importanti quanto i delfini e le balene per la vita degli oceani, ma rischiano di scomparire a causa delle nostre azioni. Proteggere queste specie è cruciale per mantenere la salute e l’equilibrio degli oceani, e di conseguenza, del nostro pianeta.

Il problema della cattura accidentale

Gli squali si immergono appena sotto la superficie per catturare i pesci spinti verso l’alto dai predatori. In quanto predatori al vertice della catena alimentare, svolgono un ruolo cruciale che non deve essere compromesso. Sebbene non siano sempre ben visti, dobbiamo proteggerli poiché sono essenziali per l’ecosistema marino.

La cattura accidentale rappresenta un grave problema, con gli squali tra le vittime invisibili della pesca commerciale. Ogni anno, nella ricerca di specifiche specie, molte altre vengono catturate involontariamente.

Si stima che 50 milioni di squali muoiano ogni anno a causa della cattura accidentale. Gli studi indicano che il 40% del pescato viene scartato perché considerato di scarso valore, ma la maggior parte degli animali catturati muore prima di essere rigettata in mare.

Salvaguardare gli squali è vitale per mantenere l’equilibrio degli oceani.

Il problema pesca esiste: perché parlano tutti di plastica

La fonte principale dell’inquinamento nell’Isola di Plastica proviene dalla pesca. Infatti, il 46% di questi rifiuti è costituito da reti da pesca abbandonate o perse, che sono molto più pericolose per la fauna marina rispetto alle cannucce di plastica, poiché sono progettate per catturare e uccidere.

Spesso, nel dibattito sull’inquinamento da plastica, si trascurano i danni causati dall’industria della pesca.

Le reti e gli attrezzi da pesca abbandonati rappresentano una minaccia letale per la vita marina, ma ricevono meno attenzione rispetto agli oggetti di plastica di uso quotidiano.

NESSUNO PARLA DELLE RETI DA PESCA! 

È fondamentale ampliare la discussione sull’inquinamento plastico per includere anche l’impatto devastante delle attrezzature da pesca abbandonate. Ma la verità forse è che fa comodo non parlarne e dare la colpa solo alla plastica.

Per ridurre l’inquinamento derivante dalla pesca basta ridurre od eliminare il consumo di pesce per consentire il ripopolamento! Per un periodo di tempo si può smettere di mangiare il pesce per consentire che si possano riprodurre e che gli oceani si possano ripopolare.

Bisogna solo entrare nell’ottica del mangiare meno per diminuire l’azione devastante della pesca intensiva. La legge del mercato no? Meno domanda meno offerta!

La pesca commerciale è la prima causa dell’inquinamento

E’ assolutamente corretto dire che dobbiamo utilizzare meno plastica ma la pesca commerciale è di gran lunga la prima minaccia! Non solo fa molti piu danni da inquinamento da plastica ma è anche piu pericolosa del petrolio! 

L’immagine romantica della pesca è radicata nella nostra infanzia. Il piccolo peschereccio della Findus coprono la realtà che è l’industria della morte! Fare piazza pulita degli animali alla base della catena alimentare dei mari: i pesci

Il disastro della Deepwater Horizon

Il disastro della Deepwater Horizon, avvenuto il 20 aprile 2010, è stato uno dei peggiori incidenti petroliferi della storia. La piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, operata dalla BP, esplose e affondò, causando una fuoriuscita di petrolio che durò per 87 giorni.

Si stima che circa 4,9 milioni di barili di petrolio si siano riversati nel Golfo del Messico, provocando gravi danni ambientali.

La fuoriuscita di petrolio ha avuto effetti devastanti sulla vita marina, colpendo pesci, uccelli, mammiferi marini e tartarughe. Molti animali sono morti a causa del contatto diretto con il petrolio, mentre altri hanno subito danni a lungo termine alla salute e alla capacità riproduttiva.

Le coste, le paludi e i fondali marini del Golfo del Messico sono stati gravemente contaminati. Gli ecosistemi sono stati alterati, con conseguenze a lungo termine per la biodiversità della regione.

L’industria della pesca e il turismo nel Golfo del Messico hanno subito gravi perdite economiche a causa della contaminazione delle acque e delle coste.

Nonostante l’enorme impatto del disastro della Deepwater Horizon, l’industria della pesca nel Golfo del Messico uccide più animali in un solo giorno rispetto all’incidente petrolifero. La pesca intensiva e la cattura accidentale causano la morte di milioni di creature marine ogni anno.

Molti animali marini, tra cui squali, tartarughe e uccelli marini, vengono catturati accidentalmente nelle reti da pesca. Questi animali, spesso considerati senza valore commerciale, muoiono prima di essere rigettati in mare.

La pesca eccessiva ha ridotto drasticamente le popolazioni di numerose specie di pesci, minacciando la sostenibilità degli ecosistemi marini.

Mentre il disastro della Deepwater Horizon è stato un evento catastrofico, l’industria della pesca nel Golfo del Messico continua a rappresentare una minaccia costante per la vita marina. È essenziale affrontare entrambe le problematiche con urgenza, adottando misure per proteggere gli ecosistemi marini e garantire la sostenibilità delle risorse oceaniche.

90% della barriera corallina scomparirà entro il 2050 ma si parla solo di CAMBIAMENTO CLIMATICO!

I PESCI SONO VITALI PER I CORALLI! Il loro ruolo nel riciclaggio dei nutrienti è fondamentale, poiché gli escrementi di molti pesci forniscono cibo essenziale per i coralli. La pesca indiscriminata non solo riduce drasticamente le popolazioni ittiche, ma priva anche i coralli delle sostanze nutritive necessarie per crescere e rigenerarsi.

LA PESCA ANCHE IN QUESTO CASO E’ LA MINACCIA PER LA SCOMPARSA DELLE BARRIERE CORALLINE! Si stima che nei Caraibi il 90% dei grandi pesci sono scomparsi, un dato altamente preoccupante!!!

Chi è Silvya Earle

Sylvia Earle è una rinomata oceanografa, esploratrice e autrice americana, considerata una delle principali esperte mondiali sugli oceani. Nata il 30 agosto 1935 a Gibbstown, New Jersey, ha dedicato la sua carriera allo studio e alla conservazione degli ecosistemi marini.

Earle ha ricoperto numerosi ruoli di prestigio, tra cui quello di capo scienziato per la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), diventando la prima donna a ricoprire questa posizione. Ha partecipato a oltre 100 spedizioni e trascorso più di 7.000 ore sott’acqua.

Tra le sue molteplici iniziative, Earle ha fondato “Mission Blue,” un’organizzazione dedicata alla protezione degli oceani attraverso la creazione di Hope Spots, aree marine protette cruciali per la biodiversità.

Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui il TED Prize nel 2009, che ha usato per lanciare la sua campagna globale di conservazione oceanica.

Earle è anche autrice di diversi libri e articoli scientifici, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sull’importanza della preservazione degli oceani e delle sue risorse. La sua instancabile opera ha ispirato generazioni di scienziati e ambientalisti in tutto il mondo.

L’umanità ha tolto una grandissima biodiversità e non in tempo lontano non esisterà più la pesca commerciale perché non ci saranno più i pesci. Entro il 2048!!

Il problema è la totale industrializzazione della pesca che distrugge tutto ad un ritmo frenetico! la pesca commerciale è paragonabile ad un bracconaggio su scala universale infatti peschiamo fino a 5 milioni di pesci uccisi al minuto!

La verità fa male

La forza esercitata dagli animali che si muovono lungo la colonna d’acqua provoca un rimescolio pari a quello di tutti i venti, le maree e le correnti oceaniche combinate. Questo ha un enorme impatto sulla fisica, chimica e biologia dei mari.

Questo movimento spiega perché gli oceani assorbono il calore dall’atmosfera. Gli animali che si spostano dalla superficie alle profondità mescolano l’acqua calda superficiale con quella fredda delle profondità. La diminuzione delle popolazioni marine potrebbe alterare questo equilibrio, facendo aumentare le temperature. Gli oceani e le forme di vita marine giocano un ruolo cruciale nel meccanismo climatico.

La fauna oceanica è fondamentale per trattenere l’anidride carbonica e impedire che venga rilasciata nell’atmosfera. L’integrità degli oceani è ancora più essenziale rispetto agli alberi. Tutti gli animali marini assorbono anidride carbonica e la trattengono quando muoiono, rendendo l’oceano una grande discarica di carbonio.

La flora marina assorbe 20 volte più anidride carbonica rispetto alle foreste terrestri. Il 93% della CO2 viene assorbito da alghe, coralli e vegetazione marina.

Pesca devasta ecosistemi e siccome non la vediamo tendiamo ad ignorarla

La pesca a strascico è la piu invasiva e dannosa! Alcune reti sono così grandi che potrebbero inghiottire una cattedrale e tredici aerei di linea! Trascinano grosse zavorre sul fondale trasformando un habitat ricco di vita in una landa desolata.

ogni anno perdiamo 12 milioni di ettari di foreste che equivalgono a  4316 campi di calcio al minuto 

La verità è che la pesca commerciale devasta le risorse ittiche e la vita marina! Esistono le aree marine protette ma dove sono le associazioni ambientaliste? Vogliamo parlare delle trivellazioni petrolifere oppure delle limitazioni della pesca industriale? Non esistono aree protette dove è vietata la pesca!

La cruda e reale verità è che la pesca sostenibile non esiste! Non prendiamo in giro…. quando si parla di sostenibilità si parla di concetto di marketing! Il business dei buoni sentimenti che induce i consumatori a dare sostegno al brand/campagna.

Il consumatore purtroppo non riesce ad avere la certezza perché non può fare scelta informata! ALLORA COME SI Può FARE?

RIDURRE IL CONSUMO DI PESCE PER SALVAGUARDARE GLI OCEANI e consentirne il ripopolamento!

Ma chi si occupa davvero di pesca sostenibile?

Nel documentario Seacospiracy si apprende che attualmente MSC Marine Stewardship Council è la più grande organizzazione per la pesca sostenibile ma la cosa assurda è che non vogliono parlare dell’argomento! Tollerano livelli di cattura accidentali perché secondo loro entrano nei limiti che ritengono sostenibili.

La cosa assurda che la maggior parte dei ricavi proviene da prodotti con il marchio di sostenibilità.

I pirati di oggi, del 2024, sono i pescherecci illegali perché rubano pesce e privano intere popolazioni del loro cibo. Sea Sheperd si occupa di localizzare questi pescherecci illegali.

Quando finirà il pesce andranno a caccia di animali selvaggi che porteranno ripercussioni sulle vite dell persone attraverso epidemie (Ebola per esempio) così come la razzia delle risorse ittiche in Africa può creare emergenza sanitaria.

Parliamo dell’itticoltura: le verità nascoste

L’itticoltura è la pratica di allevare e coltivare pesci in ambienti controllati, come stagni, laghi, fiumi, o sistemi di acquacoltura chiusi. L’itticoltura è una fonte importante di pesce per il consumo umano, integrando e in alcuni casi sostituendo la pesca selvaggia.

I vantaggi dell’itticoltura:

  • no pesca accidentale
  • no devastazione dei fondali
  • non si uccidono specie a rischio
  • si lavora in sicurezza

Ma cosa mangiano i pesci?

Esistono problematiche legate all’inquinamento ed alle malattie. E’ una pesca sotto mentite spoglie perché il 50% proviene da questi vivai di allenamenti di pesci allevati che mangiano mangimi prodotti con i pesci stessi.

Un esempio eclatante è l’allevamento di salmone in Scozia dove le infestazioni da pidocchi di mare è una realtà diffusa in tutti i vivai. Negli allevamenti praticamente vedete nuotare i pesci in cerchio in un mucchio di escrementi.

Una vera strategia di marketing è quella del rendere rosa il salmone! In realtà il salmone d’allevamento è praticamente grigio! Lo sapevate?

Il dato allarmante è che il 50% dei salmoni nati in cattività muore prima di essere commercializzato! 

Morti causate da anemia, infestazioni, problemi cardiaci insomma un’assurdità biologica!

Il vero mostro Lochness della Scozia

pesca sostenibile 2

Le mangrovie proteggono da mareggiate e tsunami in Thailandia ma anche loro sono state distrutte per creare allevamenti di gamberi e scampi!

Ciò sta creando una grande crisi umanitaria perché sfrutta il lavoro degli schiavi… la pesca non sarebbe conveniente senza manodopera che costa poco o nulla!

Aziende o ONG che abbelliscono la verità… questo slogan ci è proprio piaciuto!

Ma i pesci è vero che soffrono? Eccovi il grindadrap 

Ci si chiede se i pesci soffrano ed è logico perché tutti quelli che hanno sistema nervoso provano dolore e paura. Hanno intelligenza e memoria e ci somigliano più di quanto pensiamo. Hanno sensi eccellenti, giusti recettori del doloro e provano curiosità! Buffo no?

“Grindadráp” è una tradizione secolare di caccia ai cetacei nelle Isole Faroe, un arcipelago situato tra il Mare di Norvegia e l’Oceano Atlantico, governato come territorio autonomo dalla Danimarca. La caccia coinvolge principalmente globicefali (globicefali neri o balene pilota) e, in misura minore, altri piccoli cetacei.

Quando un gruppo di balene pilota viene avvistato vicino alle coste delle Faroe, le imbarcazioni locali lavorano insieme per spingere gli animali verso una baia poco profonda o una spiaggia.

Una volta che le balene sono intrappolate nelle acque basse, vengono uccise con coltelli speciali chiamati “grindaknívur”, che recidono il midollo spinale e i principali vasi sanguigni del collo, provocando una morte rapida per emorragia.

Il Grindadráp è regolamentato dalle autorità faroesi, che stabiliscono linee guida e regolamenti per garantire che la pratica sia eseguita in modo sostenibile e con il minimo stress possibile per gli animali.

Ma davvero sostenibilità vuol dire credere che si possa continuare come si è sempre fatto incuranti delle sofferenze? Il grindadrap è quanto di più sostenibile ci possa essere a loro detta.

Davvero la sostenibilità la via giusta per difendere l’oceano?

Il pesce è sempre stato un ingrediente ed elemento principale per una dieta sana. Si sa! Ma i metalli pesanti tossici come il mercurio, le diossine, i pissidi, gli inquinanti organici che si trovano nell’acqua? Che fine fanno? Diossinese, ritardanti di fiamma, esaclorobenzenem, composti plastici tutto finisce in mare!

Il mercurio si sa è intossicante per l’organismo ed attraverso il sistema di bio accumulazione viene assimilato nell’organismo.

Conclusioni

Questo documentario è stato illuminante e sicuramente fa parte del cammino di conoscenza che sto intraprendendo con questo progetto. 

Proteggiamo di più e mangiamo meno solo così possiamo riequilibrare tutto. Il sistema marino recupera velocemente e ma dobbiamo dargliene la possibilità! Chiudere vasti tratti di mare alla pesca commerciale è l’unica soluzione e l’unica soluzione etica è smettere di mangiare pesce. Rispettare ciò che abbiamo e proteggere che che resta senza tralasciare nulla.

Nell’ultima tappa del blogtour Zero siamo stati a Talamone dove abbiamo conosciuto il problema della pesca a strascico e vi lasciamo con questo progetto della Casa dei Pesci perché grazie a Paolo Fanciulli il mare di Talamone si è ripopolato

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    • Convincere il mondo a non utilizzare più spazzolini, cannucce, posate, bottiglie e sacchetti e tutta la plastica non riutilizzabile!
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Esiste la pesca sostenibile?
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Esiste la pesca sostenibile? Ti raccontiamo il documentario Seaspiracy. Da non credere!
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